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Copertina del libro di Lella di Marco - I saperi delle donne: sguardi e cura dei corpi nei cicli vitali

 

I SAPERI DELLE DONNE - sguardi e cura dei corpi nei cicli vitali

A.A.V.V.

Pag. 128 - illustrazioni a colori

ISBN 978-88-7572-109-1

ESAURITO

Premessa
Indice

 

Premessa

 

Lella Di Marco

Il convegno: importanza dell'incontro tra persone, idee, corpi, culture

"Ci piacerebbe credere che sia l'amore a determinare il nostro destino, o che i veri fattori formativi che dirigono la nostra vita siano i grandi sogni o le passioni dell'anima o i progressi delle scienze tecnologiche. Invece, nel vivere reale, solo le idee del business sono di fatto sempre presenti, dalla soglia di casa, alla scrivania in ufficio, dall'alba al crepuscolo. E fra le idee del business, il potere la fa da padrone."
J. Hillman
Forme del potere, 1995 p. 9

Le lucidissime, quanto preziose indagini psicanalitiche di Hillman sul potere, oltre a farci capire che noi donne con i nostri corpi, siamo state sempre dall'altra parte, ci aiutano a smascherare il potere stesso nelle sue varie "forme": ambizione, carisma, reputazione, persuasione, decisione del veto, controllo. Dietro tali apparenze non è facile però riconoscere le due leve su cui si fonda: il controllo assoluto delle nostre condizioni di vita e la massima efficienza delle prestazioni che ci sono richieste.

Tanto per capirne la radice ideologica, ci sembra giusto ricordare appena che "il mito moderno" dell'efficienza o massimo della produttività, che comunque ha certi apprezzamenti in giro, oltre il programma dei politici, fu sperimentato in larga misura nei lagers nazisti, in cui il problema urgente era, come e dove sistemare in pochissimo tempo i convogli quotidiani dei deportati.

E' fin troppo evidente che, oggi, il potere non manifestandosi in forme dittatoriali o tiranniche, si presenta in maniera celata, mai nella sua verità-visibile ma in forme assai sofisticate, subdole, pervasive e nascoste fino al punto da invadere il nostro inconscio e farci apparire ovvia quella che è una sua imposizione. Sto pensando ad esempio all'imperativo terapeutico che si va diffondendo, ormai da anni, che più che puntare all'autorealizzazione punta all'auto-eliminazione della persona, e teorizzando un Io debole e fragile in una realtà liquida, in un mondo liquido, in soggettività liquide con relazioni liquide... implica che per la gestione della propria esistenza sia indispensabile affidarsi a "terapie".

Come a dire che nella istituzionalizzazione di un'etica terapeutica si possa realizzare un controllo sociale. La "diagnosi" come conforto e svelamento, la "terapia" che insegna a stare al proprio posto assicurando conferme e riconoscimenti, la medicalizzazione del corpo della donna, l'espropriazione della sua volontà rispetto alla contraccezione e al vivere il parto con naturalezza, inducono indubbiamente, ad affidare la gestione della propria sofferenza allo psicologo, o l'ansia e la paura del parto al medico, riducendo ogni sintomo a malattia da trattare farmacologicamente.

Noi conosciamo le malattie del corpo, in parte quelle dell'anima ma per niente quelle della mente. La mente è legata alle idee che regolano la nostra vita, ma anche queste si ammalano, si irrigidiscono, sbiadiscono, si spengono determinando la nostra quotidianità senza luce e senza brillantezza. Una quotidianità fatta di conformismo, assuefazione, pigrizia mentale che ci induce ad affidare i nostri sensi e il nostro sistema nervoso a chi ci vuole strumentalizzare per trarre profitto, fino a portarci alla perdita totale di qualunque diritto.

Pensare nuove idee per avere strumenti per decifrare il mondo che cambia troppo in fretta anche senza la nostra partecipazione.

Uscire dalla propria "solitudine" o "isolamento" per sviluppare relazioni, conoscenze e saperi non fini a se stessi.
Ripercorrere i sentieri che un tempo ci appartenevano in quanto donne pronte a capire i segnali del proprio corpo, legati ai ritmi del tempo, ai cicli delle stagioni, alla forza della terra e delle nostre radici.

Riappropriarsi di saperi antichi, trasmessi da donne ad altre donne.

Sviluppare solidarietà fra donne, per proteggerci, per curarci, per essere ciascuna mamma e figlia dell'altra.

Per neutralizzare il "POTERE " e lavorare per un futuro dalle lunghe e lontane radici.

 

Indice

 

Premessa

Lella di Marco

PARTE PRIMA

I saperi delle donne:
sguardi e cura dei corpi nei cicli vitali

Introduzione
Margherita Donzelli

Donne: sui telai di ieri i tessuti di oggi
Maria Luigia Di Stefano

I riti di passaggio nella società delle Ande
Yolanda Parra

I segreti delle piante medicinali nella costa caraibica colombiana
Nancy De La Ossa

Sapere il parto
Annalisa Pini

Pratiche tradizionali di cura, nei villaggi del Marocco sconosciute alla medicina ufficiale ________
Fatima Chamcham

Consuetudini delle donne senegalesi a Bologna nel parto e nella cura dei figli
Maimouna Seck

Dibattito

Il massaggio ayurvedico: aspetti terapeutici
Nilanthi Tennakoon

Dibattito

Viaggio fra le medicine tradizionali dei popoli
Antonio Guerci

Mamme straniere e cultura medica occidentale
Lia Chinosi

La medicina nella tradizione mediterranea
Annalisa Cantelmi

Saperi perduti
Sandra Schiassi

La caccia alle streghe: aspetto giuridico
Luisa Vicinelli

PARTE SECONDA

Contributi a latere del convegno

PENELOPE IN MAROCCO: LE MADRI DEI DETENUTI POLITICI

Donne Maya, tessitrici della propria identità
Livia Motterle

Segni, simboli e significati
Rachele Bono

Il rito funerario nella tradizione islamica
Maria Elena Rodriguez

Le streghe basche di Zugararamurdi
Storia e vivificazione della memoria
Maria Rosa Di Marco

Brevi indicazioni biografiche

Associazioni coinvolte

Fotografie correlate