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Autore Titolo Indice

CENTRO CORSI E.C.M. EDIZIONI MARTINA

     

 

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L'Ipnosi per un Medico

ARONE DI BERTOLINO R.

Pag. 224

ESAURITO

PRESENTAZIONE
PREFAZIONE
INTRODUZIONE
INDICE

 


PRESENTAZIONE  

 

Questo testo nasce dal desiderio dei curatori di trasmettere in modo organico il lavoro clinico e didattico di Riccardo Arone di Bertolino, medico chirurgo.

Il volume è nato da lezioni, seminari e dalle sue numerose pubblicazioni nel campo dell'ipnosi, della psicoterapia, della psichiatria e della medicina in generale.

Con la scelta del titolo abbiamo anche voluto sottolineare l'importanza medica del lavoro di Arone di Bertolino: ovvero chiarire come è stata la "scoperta" dell'ipnosi nella sua vita personale e professionale. E come può esserlo quindi per chiunque (medico, in particolare, o terapeuta in generale) voglia e desideri avvicinarsi a questa tanto antica quanto poco e, molto spesso, male utilizzata pratica curativa.

Dagli scritti, dalle lezioni e insegnamenti si evince la possibilità di comprendere, attraverso la conoscenza delle modalità di comunicazione e di interazione medico-paziente, che l'ipnosi è un atto medico potentemente curativo e scevro da pericoli.

La ormai antica e quasi del tutto superata ostilità nei confronti dell'ipnositerapia è stata frutto di un atteggiamento della comunità scientifica dovuta a personali difficoltà nell'elaborazione e nell'applicazione di questa tecnica, quasi sempre usata secondo modelli di intervento inefficaci ed obsoleti o nella completa sudditanza di teorizzazioni psicologiche che non hanno mai ottenuto risultatati clinici.

Il lavoro di Arone di Bertolino si rifà in modo pregnante al modello dell'intervento psicoterapeutico di Milton H. Erickson.

 

 


PREFAZIONE  


Un libro-testimonianza può finire coll'essere il miglior testo. Gli allievi, che vi hanno messo mano, intendono farne un tributo al maestro che non può sottrarsi dal buttarvi un occhio; non per evitare che il suo insegnamento venga divulgato, ma perché non lo sia in qualche parte o maniera distorto. Egli, infatti, è il primo a sostenere che anche l'apprendimento è soggettivo, figurarsi l'elaborazione dell'altrui pensare.

Leggendo, ci si trova in un percorso agile, chiaro, fatto di un parlare quotidiano, spesso coll'immediatezza del dialogo, talora col passaggio alla prima persona ed anche al plurale minoritatis. E, man mano che scorrono le pagine, si capisce perché uno, abituato a dare alla luce pubblicazioni, non voglia dar vita ad una summa di tecniche, che verrebbero mandate a mente, cristallizzate in protocolli d'uso, regole rigide di somministrazione. Proprio quello che egli più critica in psicoterapia. Un rischio da nemmeno sfiorare per parte di chi ripete che, nel rapportarsi al malato, "non ci sono schemi" e che si compiace di affermare "a volte mi chiedono se scrivo durante le sedute. lo non scrivo mai niente".

Agli allievi, stanchi di registrare cassette su cassette, ma ancor più di riempire quaderni di appunti, non rimaneva che cercare di dar forma concreta ai messaggi via via raccolti, così da mondarli e chiosarli ad un tempo.

Potrebbe sembrare che stessi parlando di chissà che. Invece sto cercando di addentrarmi, cauto e ponderoso, nelle varie parti di questo volume di ipnosi clinica e psicoterapia, che riporta l'insegnamento di Riccardo Arone di Bertolino, medico, psicoterapeuta, ipnologo insigne, che, di preferenza, affida il suo sapere ai corsi tenuti nel nome della sua amata Società Medica Italiana di Psicoterapia ed Ipnosi.

Egli è un maestro della comunicazione interpersonale, che adatta ad una prospettiva dialettica quasi socratica, lontana millenni dalla cultura tramandata oralmente. Il suo procedere è fatto di domande, più che di risposte: “l’ipnologia, come la psicoterapia, non è un apprendimento mnemonico e razionale, ma è essenzialmente una formazione personale …” ed ancora “l’ipnotista non deve essere ripetitivo ... ma positivamente creativo ... in grado di percepire ed usare ... la ricchezza del flusso totale di ... comunicazione del rapporto interumano".

C'è da restare stupiti, almeno nel nostro Paese, da un insegnamento, che teme di trasmettere nozioni, dalla sollecitazione per una formazione clinica, che si realizza col partecipare e col fare, mentre i perché ultimi delle cose sono belli da sapere, ma non sempre indispensabili nella efficacia delle cure. E Riccardo Arone va oltre, quando dice “la comunicazione non è qualcosa che io dico e tu ascolti ... è un continuum di scambi”. Mi ricorda l'essenza del divenire dell'energia ayurvedica e della tradizione cinese.

Nulla di quanto viene detto o scritto è vero in assoluto per chi ascolta o legge, non perché egli ne dubiti, ma perché ciascuno ne percepisce ed elabora l'essenza in modo irripetibilmente personale. Solo le dottrine divine vanno imparate pedestremente, così come vanno ripetute sempre uguali le pantomime del culto. Mi sembra che Arone intenda dire, che non vi sono profeti od evangelisti a spezzare il verbo: il nucleo ed il filtro si assommano in colui che cerca di capire; chi porge il messaggio dovrebbe solo cercare di farsi intendere, sapendo che, colui che lo riceve, lo interpreta secondo i propri mezzi percettivi di quel momento.

Ed allora scrivere un testo per 100.000 lettori diventa un'impresa, se la mente corre all'impossibilità di essere intesi in modo similare, specie per chi sfogli le pagine con la testa altrove.

Nel pensiero scientifico vi è poi un altro subdolo nemico dell'obiettività di quanto ciascuno sostiene, che bene aveva individuato Lazzaro Spallanzani. L'insigne abate, due secoli fa, pur esaltando lo spirito di chi inventa ne frenava il valore "non sempre misurato e circospetto sottolineando la tendenza partigiana di ognuno.
... qualora c'interviene di architettare un sistema ... di quello affezionarci sogliamo... e ... le esperienze, o indifferenti, od equivoche tiriamo al nostro partito, e spesso crediam vedere dei fenomeni, che in realtà non esistono, ma che vorremmo pur che
esistessero".

Sembra la tesi che ispira e teme Riccardo Arone, o la conclusione alla quale vorrebbe che noi arrivassimo, col suo sommesso suggerire ed, all'apparenza, col lasciarci liberi di scegliere. Infatti, se, come egli dice, la negazione non esiste in natura, è un fatto mentale", siamo noi stessi a riempirci di preconcetti e di pensieri non positivi, che altri rinforzano "per il nostro bene", impoverendo la nostra autostima e dandoci esempio di come scegliere il male minore, anziché la migliore soluzione di ogni problema.

É difficile riuscire a percepire, con le "voci di dentro", ciò che la ragione pensa di non dover vedere. Più facile è interpretare quello che crediamo reale, alla luce di una ottica precostituita, che nega altre possibilità prospettiche, limitando fortemente la comprensione. Per Arone ci si dovrebbe allenare a guardare le cose per quello che sono e con il sentire - che non sono gli occhi pieni di stupore - di chi le vedesse per la prima volta. Solo così e, nei disagi, ponendoci fuori di noi, è possibile cogliere aspetti altrimenti negati al nostro sentire. Il senso comune può essere uno specchio distorcente e la memoria un magazzino ingombro di dati acriticamente cristallizzati, che nascondono ben altre risorse, mai impiegate.

Nel suo operare col malato, ma anche con gli allievi, Riccardo Arone di continuo dialoga con il pensare proprio e dell'interlocutore, mantenendo, però, chiara la strada verso il fine da raggiungere, cui indirizza con un sapiente, si direbbe spontaneo, interloquire. Rifugge dallo scavare per forza nell'inconscio e nel passato, giacché più gli interessano le ricchezze inutilizzate del primo, che non le eventuali macchie del secondo. Talora, immerso in queste pagine, pare di essere da un indovino dell'Estremo Oriente, tutto concretezza nel suo predire ad un interrogante cui non interessa il destino, ma come poter aggirare le profezie nefaste, cancellandone la ineluttabilità.

Metafore, sogni provocati, doppi legami ed altri incantesimi, che la parola ed i gesti possono architettare, sono gli strumenti che egli invita ad impiegare, per accrescere e stimolare la genuinità che è in noi, spazzando via le catene comportamentali.

Guai, sembra dire Arone, a lasciar seppellire l'eterno cucciolo che è in noi, capace di partecipare entusiasta al gioco della vita, della quale cogliere il buono, imparando a sorridere delle ipocrisie, a deridere il sospetto, a non alimentarsi di terrifici sensi di colpa, a non lasciarsi sopraffare dai tradimenti inattesi e da incomprensibili indifferenze e misconoscimenti. Non è rifugiandosi nella patologia psicosomatica, che si risveglia il sorgere del sole dopo una tempesta. Il sole e le altre stelle sono sempre presenti sopra le nuvole; sta al terapeuta ridarne certezza al malato e suggerirgli come possa riuscire a rivederle.

In tono accademico, potrei continuare scrivendo che Riccardo Arone di Bertolino mostra una impostazione originale del suo forte messaggio di comunicazione, nel modo di rapportarsi all'interscambio medico-paziente. Spero che a lui suoni come un'incensata, a me pare il vaniloquio di un critico presuntuoso di fronte ad un quadro astratto. Indubbio, che certi addetti ai lavori della psiche concordino che disturbi e malattie del corpo e della mente (sono solo i 2 contenitori in cui si evidenziano i sintomi, a volte presenti in entrambi) sono originati, ingigantiti, resi cronici da una rottura dell'equilibrio individuale. Certuni, accaniti a dipingere a tinte fosche i mostri, fanno esplodere i meandri dell'inconscio. Altri, come Diogene cercava l'uomo, si dannano in alchimie biochimiche. Pochi si fermano a cercare di vedere, non perché o come, ma dove l'inscindibilità tra psichico e biologico, tra razionale ed emotivo + viscerale, sia venuta meno, e come fare per ricompattare i bordi della ferita. La fantasia mi corre ad alacri speleologi concentrati su ciò che le loro piccole lampade illuminano ... a sacerdoti gelosi delle loro prerogative ed ignari del divino ... a formichine indifferenti al non capire ciò che non è nel loro ruolo ... ad una scienza che si innalza a sapere solo quando viene ad illuminare l'umanità.

Riccardo Arone si avvicina prima al malato, poi ai suoi problemi, che affronta con un acume ed un'arguzia bertoldeschi, capace di mosse e contromosse per far breccia, aggirare, smitizzare, sciogliere i mille blocchi-ostacoli-freni-fobie-mali fisici, di cui spesso il malato vuole potersi ancora lamentare privandosene. Il terapeuta si guarda bene dal contrastare colle parole e nei gesti ciò che il paziente difende. Sa che il malato non ha le carte per giocare una partita, che - almeno inconsciamente - vuole perdere, anche se vi sono dei "cacciatori di teste". Sembra di assistere ad un incontro di judò. Il medico usa le risorse del malato per sollevarlo, per liberarlo, per farlo letteralmente volare e sognare in un mondo di percezioni positive. Arone gli dice "perché stare scomodo, se puoi metterti a tuo agio" ed ancora “Fai come vuoi, ma puoi farlo adesso o fra 5 minuti" ed anche "tutte le cose hanno una loro sistemazione ... e la trovano da sole ... non avere fretta ......

Così concepita e messa in pratica, la terapia può diventare un gioco e “l’ipnosi è un gioco”, che può essere insegnato, ma deve, soprattutto, essere appreso!

Sembra un asserto lapalissiano ed è, invece, la base di tutta la clinica, almeno di quella in cui malato e medico si incontrano per procedere assieme verso una possibile guarigione. A tutta l'altra clinica si dovrebbe trovare un epiteto, che stia tra tecnicismo ed assenza di compliance, tra protocolli rigidi ed analisi statistica. Non perché non si tratti di quattro fenomeni utili, ma solo perché non possono funzionare per quello che non sono.

La clinica deve rimanere "medicina della persona", rispetto della individualità del malato.

Tutte le metodiche curative possono essere efficaci, importante è conoscerle, ma ancor più applicarle al momento giusto e nel malato adatto.

Dice Riccardo Arone che "non si può curare un malato con cui non si riesce a stabilire un contatto".

Per poi farti meglio capire quanto la preparazione medica non sia nozionismo memorizzato, ma lezione appresa e fatta propria, ti mette di fronte ai casi clinici od alle deliziose perizie. Sembra dire ecco vedi ... con la mia preparazione non è difficile, ma senza montare in orgoglio, bensì porgendo con umiltà i frutti della "formazione". Attento, lettore, a non farti venire la voglia di improvvisarti clinico da apprendista neofita. É facile come togliere un chiodo da un legno senza rompere questo e storcere quello, eppure un falegname lo fa senza sudore. Ed infatti Arone dice che tutti possono imparare ad indurre una trance, ma un conto è usare l'ipnosi per una serie di disturbi psico-somatici, ed un altro conto è muoversi nei problemi della piscopatologia. Per chi di noi è neofita o simpatizzante, spero non vi siano tifosi, basti poter gustare questi "masterpieces", in cui la fenomenologia è una matassa, che il bravo detective, pardon psicoterapeuta, ti dipana man mano sino all'agognata guarigione.

A noi, magari in una comoda poltrona, basti godere del gioco delle parti. Piuttosto, giunti alla fine del libro, viene voglia di suggerire ad Arone "dai Riccardo, racconta ancora". Chissà che, a forza di casi clinici dialogati, non riusciremo anche noi a ritrovarci a capire ed a saper fare.

 

Gian Carlo Gianasi
Libero Docente in Anestesiologia già Primario del Servizio di Analgesia Ospedale Bellaria di Bologna


 


INTRODUZIONE  

 

Il progetto di questo libro ha qualche anno. Non voleva essere solo una raccolta di seminari, lezioni e pubblicazioni di Riccardo Arone di Bertolino, né vuole rappresentare la summa delle innumerevoli elaborazioni terapeutiche che ha sviluppato nell'ambito dei Corsi tenuti come propugnatore e docente della Scuola della Società Medica italiana di Psicoterapia ed Ipnosi (S.M.I.P.I.). Né tantomeno vuole essere solo una sottolineatura di quanto ha detto e scritto per meglio definire il concetto di Psicoterapia e demitizzare “l’ipnosi clinica".

Ciò che ci siamo proposti è dare forma sequenziale ai suoi scritti, insegnamenti e ce lo consenta - al suo pensiero scientifico.

Il volume è quindi il frutto del desiderio di molti suoi allievi e professionisti della psicoterapia, psichiatria, medicina generale e odontoiatria di raccogliere, conservare e portare a conoscenza, in modo il più possibile organico, il suo lungo e fruttuoso lavoro nel campo dell'ipnosi e dell'ipnositerapia applicate alle più diverse problematiche mediche. Ma non solo. Poiché dalle lezioni, in particolare, traspaiono anche altri insegnamenti, oltre all'applicazione dell'ipnosi e della psicoterapia, sulla crescita dell'essere uomo e sul profondo rispetto per l'unicità che ogni persona ha ed evidenzia persino attraverso la patologia.

Questo profondo senso del rinnovamento del rapporto terapeutico di fronte a ogni persona ha conquistato in primis i suoi allievi, medici e psicologi. In particolare ai medici, Arone di Bertolino ha voluto trasmettere la possibilità, attraverso l'elaborazione personale, di riscoprire una tecnica antica come l'ipnosi, mal conosciuta e mal gestita dalla comunità scientifica. Tecnica che, scevra da pregiudizi e orpelli magici, è un atto profondamente medico, che permette e dà allo stesso medico grandi possibilità emotive di sviluppo e di crescita. Personale e professionale.

Così ha incentrato quasi tutto il lavoro di “Interpretazione del Fenomeno Ipnosi” sulla "sintonia d'onda" che si può e si deve creare con il paziente, e, soprattutto sui risultati clinici. (L'unica misura del valore di ciò che facciamo e l'unico obiettivo che dobbiamo avere).

Non è una semplice tecnica da apprendere a scuola, a pappagallo, ma un sistema naturale ed efficace per comunicare con il nostro prossimo, con i nostri pazienti e anche con noi stessi".

Per Arone di Bertolino è fondamentale che coloro che si occupano di Psicoterapia e Ipnosi, pur rispettando l'opportunità di rimanere “fuori” dalle problematiche reali del paziente, ne vivano tuttavia la valenza emotiva.

É questo l'elemento finale che si deve essere in grado di ristrutturare a beneficio del paziente, conducendolo così a migliorare il rapporto con i suoi problemi e aiutandolo a risolvere e a liberarsi totalmente dei disturbi che lamenta.

Per molti di noi Arone di Bertolino ha rappresentato una svolta professionale e di vita, insegnandoci a partire sempre dalla necessità di farsi carico di se stessi prima che degli altri.

In questa prospettiva il testo è rivolto innanzitutto ai medici. Per cui abbiamo volutamente tralasciato molto lavoro di argomento e di interesse più squisitamente psichico, anche se, naturalmente, mente e corpo, pur visti spesso come una dualità, in pratica sono un tutt'uno, per cui parlando di un aspetto non si può ignorare l'altro. Proprio dall'esame dei tanti casi di patologie umane risolte nei più svariati campi della medicina si può meglio apprezzare la validità pratica del messaggio didattico trasmesso.

Ricordiamo che abbiamo voluto aprire il libro con la parte forse più divulgativa, certamente la più gradevole alla lettura, ma la più ostica e di difficile elaborazione per gli Autori.

Le prime due sezioni sono infatti tratte dalla registrazione al magnetofono di lezioni e seminari. Il suo linguaggio è estremamente libero, fantasioso. Si avvale spesso di termini dialettali e di parole un po' spinte, ma così la comprensione è diretta, immediata come lo è la risposta emotiva. Afferma: "Se parlassimo in linguaggio colto, forbito, accademico, da libro stampato, non comunicheremmo neppure fra noi che lo conosciamo. Perché le parole difficili, colte le abbiamo imparate già da grandi, ed al nostro reparto emotivo, al nostro inconscio non dicono un granché. Gli arrivano in una traduzione razionale sciapa, difficile, inefficace. Non toccherebbero e non muoverebbero nulla".

Così le sezioni prettamente cliniche, della ipnositerapia applicata alle patologie mediche, psicosomatiche e mentali, sono piene di intuizioni e innovazioni.

In esse traspare sempre la sua capacità di affrontare il paziente nella propria totalità, anche trascurando il quadro prettamente clinico, ma mettendo al centro il malato, curando la persona e non la malattia; prodigandosi con evidente chiarezza di intenti, carica empatica e totale mancanza di pregiudizio arriva a soluzioni terapeutiche che possono sembrare ardite ma sono efficaci.

Nella sezione dedicata all'Odontoiatria traspare evidente “l’operatività”, in altre parole la fondata concretezza dell'ipnosi applicata a un campo della medicina dove gli intimi meccanismi che operano tra odontoiatra e paziente sono spesso fondamentali per la possibilità e la riuscita dell'intervento. I suoi lavori sulla psicoterapia e sull'ipnosi in odontoiatria permettono di fare luce e comprendere moltissime dinamiche mentali con riscontro psicologico pronto e immediato. Osservazioni importanti sono poi dedicate all'altra figura significativa e determinante dello studio odontoiatrico: l'assistente alla poltrona.

Le lezioni permettono forse più di ogni altro appunto di cogliere l'esame degli insegnamenti di Arone di Bertolino.

É un viaggio affascinante alla riscoperta delle nuove possibilità e potenzialità “di ognuno di noi”.

É scoprire attitudini nascoste, arcaiche e arcane, che senza avere nulla di magico sono lì, a portata di mano.

É un allenamento della mente, per superare i limiti abituali, per vivere meglio, in comunicazione con il nostro essere profondo.

É scoprire che tutto questo, nello stesso momento in cui serve a noi stessi, può essere condiviso e reso partecipe agli altri, superando anche attraverso la scoperta delle proprie paure e angosce la divisione tra paziente e terapeuta.

I confini del mondo sono infiniti, quando noi stessi non vi poniamo dei limiti.

È questo il messaggio che "ognuno di noi ha ricevuto da Riccardo Arone di Bertolino in tutti questi anni, ed è per questo motivo che abbiamo voluto dare questa forma al suo lavoro. La nostra speranza è di comunicare il nostro entusiasmo a molti altri, dando anche ad essi la possibilità di conoscere più a fondo questa materia. il massimo sarebbe evocare nei lettori non solo interesse per l'ipnosi, ma una tanto radicata cultura da divenirne propugnatori della diffusione a quanti più possibile futuri interpreti.

Patrizio Bellini
Daniela Carissimi
Nadia Menghi
Elisabetta Zauli


 



INDICE  

 

PRESENTAZIONE

PREFAZIONE

INTRODUZIONE

VENTI PUNTI FERMI

 

PARTE PRIMA

Una seduta d'ipnosi

Una modalità di comunicazione particolare

Le battute
Paradossi e doppi legami
Metafore

 

PARTE SECONDA

Il senso della formazione psicoterapeutica

 

PARTE TERZA

L'IPNOSI: PRINCIPI E FONDAMENTI

Preconcetti popolari

Preconcetti accademici

Alcune concezioni errate in studi ipnologici

La comunicazione

L’elaborazione dei messaggio

 

RAPPORTO TERAPEUTICO E STATI DI COSCIENZA

Stati di coscienza

Lo stato mentale di ipnosi

Definizione
Semeiotica
Fenomenologia
Profondità
Errori
Metodologia e strutture delle tecniche d'induzione
Schema e struttura dell'induzione
I sistemi rappresentazionali
Controindicazioni
La formazione ipnologica

 

NOTE SULLE MODALITA D'INDUZIONE

Induzione informale

Induzione formale

 

IPNOSI E PSICOTERAPIA

Definizione di psicoterapia

Alcune funzioni della psicoterapia

Pedagogica

Sfogo

Logico-dialettica

Note sulle fasi iniziali

Motivazioni

Evoluzione

Rapporto

Tempi e modalità

 

LE POSSIBILITA DELLA PSICOTERAPIA E DELL'IPNOSI

La creazione del sintomo

Elementi e meccanismi psicopatologici

Il dolore

Il dolore psicogeno

Concetto e formazione in psicoterapia

 

PARTE QUARTA

LA MEMORIA IN IPNOSI

Cenni sulla memoria in ipnosi

Ipnosi e narcoipnosi

I Esempio

Conclusioni peritali
Conclusioni

II Esempio

Conclusioni peritali
Rimozione dei blocchi postipnotici

 

PARTE QUINTA

IPNOSI IN MEDICINA

DERMATOLOGIA

Introduzione

Ricerca psicosomatica presso la Clinica Dermatologica dell'Università di Bologna

La cura delle verruche

Herpes Simplex Recidivante

Caso di Maddalena

Ipnoterapia in una bambina di 22 mesi affetta da mollusco contagioso

Iperidrosi psicosomatica

Lichen orale

Ragadi anali

Onicofagia

 

GINECOLOGIA

Vaginismo

Caso 1
Caso 2
Caso 3

Anorgasmia femminile

 

IPNOSI E DISTURBI DELL'ALIMENTAZIONE

Un caso difficile

Un caso di anoressia mentale

 

L'IPNOSI E LA PSICHE

I conati

Ipocondria

Un caso clinico

Ho paura dell'AlDS

 

ANESTESIA E CHIRURGIA

Psicopatologia post anestesia generale

 

PARTE SESTA

L'IPNOSI E LA PSICOTERAPIA IN ODONTOIATRIA

Preparazione psicoterapeutica dell'odontoiatra

Uso ed effetti dell'ipnosi in Odontoiatria

Ruolo dell'odontoiatra

 

MOTIVAZIONI PER LA FORMAZIONE PSICOTERAPEUTICA DELL'ASSISTENTE ALLA POLTRONA

Alcuni possibili interventi e compiti

Gestione degli appuntamenti

Rapporto medico-paziente-assistente

 

APPENDICE

Introduzione alla comunicazione ed agli interventi psicoterapeutici nello studio odontoiatrico

Note sul ruolo dell'Assistente alla poltrona

Criteri e tempi per una formazione psicoterapeutica ed ipnologica in odontoiatria

 

RASSEGNA BIBLIOGRAFICA

 

INDICE ANALITICO