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Se gli occhi fioriscono 1968-1996

DOLCI D.

ESAURITO

PREMESSA
INDICE

 


PREMESSA  


Tralasciando le giovanili carte invanigliate di letteratura, cerco discernere tra le mie pagine quanto mi sembra vivo.

Ancora non so bene perché ho scritto. Per chiarirmi, scoprendo nell'esprimere? Perché di notte mi risveglio se non affido nel buio ad un appunto i versi che mi vengono? Per cercare di cogliere embrioni che rischiano dissolversi? Devo, sento con Puskin: il fiorire e il maturare urge.

Perché canta un uccello? Senza il canto e il volo che sarebbe la sua vita?

Perché correggo ancora dopo anni, decenni? Mi è come un bisogno di lavarmi per svegliarmi pulito? La poesia teme sfocare, e teme il disincontro.

Dal '52, al sud, soprattutto mi premeva si esprimesse chi non credeva aver voce o non riusciva ad essere ascoltato.

Quale crescita era desiderabile? A poco a poco, con i più avvertiti, si è scelto: non si volevano i modelli di Milano, Francoforte, Chicago; non si voleva alcun modello; senza presumere né mitizzare, si tentava la crescita dell'anima locale, aperta a quanto vivo altrove.

Ma come si poteva nella valle dello Jato chiedere ai contadini "quali sono della tua cultura i valori che intendi sviluppare? quanto vuoi rigenerare o eliminare?".

Le pagine de Il limone lunare (nel '68-'69) sono nate non come omaggio ad un estraneo idolo letterario ma come una proposta da considerare: alcune voci della gente viva (tra virgolette, non fantasticate) esprimevano una, pur grezza, autentica poesia? Ove l'acqua si spreca tra la fame, una diga può essere poesia? Mentre in Cina già dall'antichità la poesia lirica tende a creare comunità (“Le erbe, le piante hanno un cuore intimo... Grato è il bambù alla pioggia novella”, la poesia ha una funzione pubblica, - l'emozione più pura della gente prova farsi conoscere e conosce: come il comporre, arte è l'ascoltare), in occidente solo pochi vengono riconosciuti poeti. Non i semplici. In questa parte del poema provo riconoscere la poesia dei semplici.

E, verificando il contesto anche nei suoi stridenti contrasti (L'odore del fumo, '70 e, In questo frammento, ’71-‘72), cosa non si voleva? Le pagine de Il Dio delle Zecche (’74-‘75), di Creatura (‘78) e di Da Bocca a bocca (‘80) sono state ancora appuntate, poi ciclostilate, per aprire interrogativi e confronti talora complessi attraverso incontri personali e di gruppo. Cercavo di contribuire a muovere un processo tutt'altro che geloso, senza nascondere fasi immature, immettendo domande al concepire. Non solo con pescatori e contadini, e oltre questa valle.

Il Dio delle zecche, musicato, è stato rappresentato e discusso da La Fenice di Venezia alla Breda di Sesto San Giovanni, alla Sagra umbra, e in diverse scuole. Ad esempio.

Molti mi domandano: chi sono i due di Creatura (e, altrove, di Palpito)? Distillati tra miriadi, un lui e una lei? O due anime di una persona? O un rinnovarsi dell'antico mito cosmologico? Onestamente, non so.

Mi arrivano lettere da giovani, talora bambini che mi accorgo assimilano (pure "a memoria", nelle scuole) pagine che ho già bruciato; o traduzioni, talora in lingue di cui non intendo alcun segno. Ho racimolato il tempo per essenzializzare, nutrire e pulire senza togliere la crusca. Precedenti varianti di ogni parte si trovano in Il limone lunare (Laterza): Poema umano (Einaudi): Il Dio delle zecche (Mondadori); Creatura di creature (Feltrinelli e poi Armando); Da bocca a bocca (Laterza): le date sopra riportate, pertanto si riferiscono alla prima stesura. Di Da bocca a bocca (Laterza) è qui rielaborato il testo rappresentato nelle Cattedrali di Seattle (il 6 e 9 agosto '82, in accordo con le pressioni pacifiste contro l'allestimento dei Trident) e di St. John and Divine a New York (il 30 ottobre '83, nella splendida regia di Laurel Keating).

Se gli occhi fioriscono, rivisto (in poche copie edito a Venezia dal "Centro Internazionale della grafica" nel 1990, con due bellissime incisioni di Carla Horat), dà ora il titolo al poema intero.

Il tentativo recupero de “La morte di Empedocle” di Holderlin, cerca di riconoscere le origini della tragedia di Holderlin, di Empedocle, del nostro mondo. Ringrazio profondamente ciascuno, analfabeta o non, che ha contribuito a suscitare, fecondare e correggere.

D. D.

 

 



INDICE  

 

PREMESSA

LA POESIA MAIEUTICA PUO ESISTERE
di Bartolomeo Bellanova e Fausto Telleri

IL LIMONE LUNARE

L'ODORE DEL FUMO

IN QUESTO FRAMMENTO DI GALASSIA

IL DIO DELLE ZECCHE

CREATURA

DA BOCCA A BOCCA

SE GLI OCCHI FIORISCONO

DELIRIO ETNEO

REITERANDO SU DANILO DOLCI
di Mario Luzi