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Relatore Titolo Programma

 

 

EVENTO ACCREDITATO (E.C.M.) N° 264154
per Medici Chirurghi

EVENTO IN FASE DI ACCREDITAMENTO (E.C.M.) N° 264155
per Fisioterapisti

Crediti assegnati 19
per Medici Chirurghi

Venerdě 24, Sabato 25, Domenica 26 NOVEMBRE 2006

dr. Daniele ALOISI

“Il bendaggio elastico compressivo e contenitivo nelle flebo - linfopatie”


 

 

Profilo del Relatore

 

Dr. Daniele ALOISI

Laureato in Medicina e Chirurgia presso l'Università di Bologna nel 1991 con voto 110/110 e lode.

Specializzato in Angiologia Medica presso l'Università di Catania nel 1994 con voto 50/50 e lode.

Ha conseguito il titolo di Fellow on Medical Angiology dell'International Union of Angiology nel 1997.

Perfezionato in Flebologia presso l'Università degli Studi di Siena.

Perfezionato in Elastocompressione presso l’Università di Ferrara.

Perfezionato in Posturologia presso l’Università degli Studi di Firenze.

Dirigente Medico di Angiologia presso l'Unità Operativa Complessa di Angiologia dell'Azienda USL Città di Bologna dal 1997 dove è Responsabile del Day Service Angiologico.

Presidente della Sezione Emilia-Romagna e Marche della Società Italiana di Angiologia e Patologioa Vascolare dall’anno 2006; è stato segretario nella stessa sezione dall’anno 1998 all’anno 2003.

Iscritto alla Società Italiana di Flebologia Clinica e Sperimentale, nella quale è stato membro del Consiglio Direttivo della Sezione Regionale Emilia Romagna della dall’anno 2003 all’anno 2006.

Membro del Consiglio Direttivo della sezione regionale Emilia Romagna della Associazione Italiana Ulcere Cutanee dall’anno 2005.

Ha ricoperto l’incarico di Segretario del Collegio Scientifico Angiosport dal 2000 al 2002.

Incarico di docenza (insegnamento: terapia compressiva elastica e pneumatica) nel Corso di Perfezionamento Post-Laurea in Linfologia Oncologica dell’Università degli Studi di Milano negli anni accademici 2004-2005 e 2005-2006.

Titolare di insegnamento (Linfologia) e docente nell’insegnamento di Flebologia nel Master di II livello in Angiologia dell’Università degli Studi di Bologna nell’anno accademico 2005-2006.

Ha frequentato 39 Corsi di aggiornamento o perfezionamento professionale

Ha partecipato in qualità di uditore a 61 congressi, convegni, simposi incontri scientifici

Ha partecipato in qualità di relatore a 52 congressi, convegni o seminari.

Ha partecipato come docente ad oltre 65 corsi di aggiornamento o perfezionamento rivolti a medici, fisioterapisti, infermieri

Ha partecipato come moderatore a 12 congressi o convegni

Ha curato la Segreteria Scientifica di 26 corsi, congressi o convegni

E' Autore o coautore di 6 volumi e 126 pubblicazioni inerenti la disciplina angiologia e 2 volumi inerenti altre disclipine.

E’ stato docente e curatore di oltre 60 corsi di formazione, aggiornamento e perfezionamento a favore di personale sanitario (medici, infermieri e fisioterapisti) appartenente a diversi Enti sanitari pubblici e privati negli specifici campi dell’elastocompressione, della linfologia, delle ulcere vascolari e della diagnostica vascolare con Eco-color Doppler.

 

Presentazione del corso

ELASTOCOMPRESSIONE

L'elastocompressione rappresenta il trattamento di elezione nella cura della patologia linfatica degli arti. Essenzialmente consiste nell'applicazione di una pressione dall'esterno, sui tessuti dell'arto, da parte di materiali elastici.

Tale pressione:

  • agisce a livello dell'interstizio, modificando il gioco di forze pressorie che regolano gli scambi emato-tissutali, determinando un aumento del riassorbimento dei fluidi;
  • agisce a livello macrocircolatorio, determinando una riduzione del calibro delle vene ed una modificazione della loro morfologia, con conseguente aumento della velocità di flusso ematico; in presenza di varici, agisce riducendone il calibro e permettendo un riavvicinamento dei lembi valvolari con riduzione dei reflussi patologici.
  • agisce a livello muscolare, determinando una maggiore efficacia dell'azione di pompa venosa esercitata dai muscoli del polpaccio.

Questi effetti della terapia compressiva sono stati dimostrati sperimentalmente, grazie a diverse metodiche di studio: flebografia, scintigrafia radio-isotopica, eco-Doppler, Laser-Doppler, tensiometria transcutanea di O2 e CO2, videocapillaroscopia, capillaroscopia dinamica, microlinfografia, studi istologici.

Per impostare un corretto trattamento elastocompressivo bisogna, innanzitutto, conoscere i principi fisici che regolano l’elastocompressione.

Le 3 principali caratteristiche dei materiali utilizzati per l'elastocompressione sono:

  • l'estensibilità (la capacità di allungarsi quando sottoposti a trazione);
  • l'elasticità (la capacità di recuperare la lunghezza iniziale dopo l'allungamento);
  • la compressione (la pressione esercitata sui tessuti grazie alle sue caratteristiche di elasticità).

Il grado di compressione esercitato dipende quindi dalle caratteristiche fisiche del tessuto, ossia dal materiale utilizzato e dalle modalità di costruzione.

La legge fisica di Laplace (P=T/r), afferma che la pressione di applicazione (P) è direttamente proporzionale alla tensione (T) con cui viene applicato il materiale ed inversamente proporzionale al raggio del segmento di arto sul quale viene applicato il materiale (r).

In conseguenza di questa legge fisica si ha che, applicando una benda elastica mantenendo uguale la tensione di applicazione, la pressione applicata diminuirà progressivamente dalla caviglia fino alla radice della coscia in virtù dell'aumento del raggio dell'arto.

Questa pressione può essere influenzata, per quanto riguarda il bendaggio, anche da altri parametri, come il numero degli strati di benda applicati o l'altezza della benda utilizzata (fattori correttivi della legge di Laplace).

La pressione applicata da un bendaggio o una calza elastica, è quindi espressione delle proprietà tenso-elastiche della benda ed è riconducibile, in ultima istanza, alla tendenza che possiede il materiale a recuperare la sua lunghezza originaria dopo che è stato teso. Ciò significa che questa pressione, che possiamo definire PRESSIONE DI RIPOSO, è tanto più elevata tanto più il materiale utilizzato è elastico.

Quando l'arto si muove, tuttavia, bisogna considerare che i muscoli, aumentando di volume, si espandono prevalentemente in senso latero-laterale.

Quanto più il materiale applicato all'arto ostacola l'espansione verso l'esterno del muscolo, tanto più l'espansione di questo determina verso l'interno una spremitura delle vene profonde e, verso l'esterno, la compressione delle vene superficiali. La pressione esercitata dal materiale nel momento in cui il muscolo si contrae viene definita PRESSIONE DI LAVORO, che è tanto più elevata quanto meno il materiale utilizzato è elastico.

In definitiva avremo che materiali molto elastici, determinano delle alte pressioni di riposo, ma basse pressioni di lavoro e, al contrario, materiali poco elastici determinano basse pressioni di riposo ed alte pressioni di lavoro.

E’ possibile fare alcune considerazioni:

  • 1. La compressione elastica ottiene i massimi regimi pressori, quando si utilizzano materiali poco elastici e il paziente è attivo.
  • 2. La pressione di riposo esercitata da materiali ad elevata elasticità supera la pressione tollerabile dal paziente in clinostatismo; questo tipo di compressione deve essere pertanto eliminata alla sera prima di coricarsi; al contrario, materiali a ridotta elasticità determinano pressioni di riposo ben tollerate anche dal paziente in clinostatismo e possono essere mantenute anche durante il riposo notturno.
  • 3. La conoscenza delle caratteristiche dei diversi materiali, consente una corretta applicazione nelle diverse condizioni patologiche; è necessario quindi conoscere ed utilizzare correttamente i materiali a disposizione.

L'applicazione della terapia compressiva deve basarsi su due concetti fondamentali:

  • A) La pressione applicata deve essere adeguata:

    1. alla patologia flebo-linfatica di base;

    2. all'obiettivo che si desidera ottenere;

    3. alle condizioni cliniche generali del paziente

Ad esempio, diversa sarà la pressione richiesta per prevenire l'insorgenza di una trombosi venosa profonda in un paziente allettato, da quella richiesta per indurre la guarigione di ulcera venosa.

  • B) La pressione applicata deve essere decrescente dal basso verso l'alto.

Sulla base di questi 2 fondamentali concetti, l'elastocompressione può essere applicata tramite un bendaggio elastocompressivo o un tutore elastico.

Il bendaggio elastico viene eseguito con bende elastiche classificate in base alle capacità di allungamento. Le bende si suddividono quindi in:

  • A) bende a corta estensibilità: capacità di allungamento dal 30 al 70 % della lunghezza iniziale;
  • B) bende a media estensibilità: capacità di allungamento dal 70 al 140 % della lunghezza iniziale;
  • C) bende a lunga estensibilità: capacità di allungamento oltre il 140 % della lunghezza iniziale;
  • D) bende bielastiche: bende che possiedono una capacità di allungamento oltre che in senso longitudinale anche in senso trasversale; sono sovrapponibili alle bende a lunga estensibilità.

Riportandoci ai principi fisici, le bende a corta estensibilità determinano una pressione di riposo bassa ed una pressione di lavoro elevata, mentre le bende a lunga estensibilità determinano una pressione di riposo elevata ed una pressione di lavoro ridotta.

Le bende amovibili hanno il vantaggio di poter essere riutilizzabili, mantenendo le loro caratteristiche elastiche anche dopo diversi lavaggi.

 

1.a - BENDAGGI MULTISTRATO

Tutte le bende precedentemente descritte individualmente ed utilizzabili per confezionare bendaggi monostrato, vengono nella pratica clinica utilizzate per costruire dei bendaggi multi-strato, cioè costituiti da diversi strati di bende di differente tipo. La necessità di utilizzare materiali diversi deriva dalla necessità di sfruttare i vantaggi propri di ciascuno di essi per ottenere alcuni effetti.

  • 1. Proteggere la cute: particolarmente importante in pazienti con patologie flebo-linfatiche, in cui la cute è già gravemente danneggiata. I materiali per la protezione della cute sono costituiti da: ovatta sintetica o naturale, salvapelle, maglie di cotone o mousse.
  • 2. Rendere il bendaggio il più possibile stabile, evitando dislocamenti delle spire e mantenendo la pressione di applicazione stabile nel tempo. Ciò è particolarmente importante con le bende amovibili ed è ottenibile sia grazie all'effetto "anti-scivolamento" svolto dal materiale utilizzato al di sotto della benda elastica ma, soprattutto, dall'uso di materiali di copertura e fissaggio, applicati al di sopra della benda elastica. Per il fissaggio del bendaggio elastico mobile vengono utilizzate delle bende da medicazione coesive.
  • 3. Evitare che si creino zone di eccesso di pressione e zone nelle quali la pressione è invece insufficiente; ciò dipende dal fatto che la sezione della gamba non è circolare ma è formata da sezioni di arco con differenti curvature, sulle quali il bendaggio elastico determina differenti regimi pressori. Per questo motivo, nelle zone più sporgenti (cresta tibiale, tendine di Achille, malleoli), la pressione applicata è molto più elevata, mentre nelle zone concave (regione retro-malleolare) la pressione sarà sempre ridotta. In questi casi è necessario interporre, tra la benda elastica e la cute, del materiale che modifichi la pressione esercitata in una particolare regione (pressioni eccentriche). Nelle zone ad alta pressione verrà applicata una pressione eccentrica NEGATIVA: utilizzando dell'ovatta opportunamente sagomata si può ridurre la pressione in eccesso. Nelle zone a bassa pressione verrà invece applicata una pressione eccentrica POSITIVA, ossia applicando ancora ovatta sagomata o mousse di diversi spessori, si ottiene un incremento della pressione in queste regioni.
  • 4. Possedere una elevata tollerabilità per il paziente. Il bendaggio deve essere portato sia durante il giorno (deve quindi non ostacolare la deambulazione che, anzi, va stimolata per favorire l'efficacia del bendaggio) che durante la notte (non deve quindi arrecare disturbo al sonno).

 

1.b REGOLE GENERALI DEL BENDAGGIO ELASTICO

  • A) La tensione di applicazione deve essere uniforme dalla base delle dita alle tuberosità tibiali.
  • B) Il bendaggio deve garantire una pressione adeguata alla condizione clinica ed alla tollerabilità del paziente.
  • C) La pressione di applicazione deve essere mantenuta almeno fino al rinnovo del bendaggio.
  • D) Deve essere garantito un gradiente pressorio in senso disto-prossimale.
  • E) Deve essere garantita una pressione uniformemente distribuita sulle circonfederenze anatomiche.

Il bendaggio deve essere quindi prescritto dal medico ed eseguito da personale adeguatamente preparato ed addestrato, anche perché non è privo di rischi: un errato confezionamento può determinare l'applicazione di pressioni eccessive, con insorgenza di ischemia, o la realizzazione di "lacci" che possono indurre la comparsa di trombosi venose o di danni neurologici.

Il bendaggio elastico ha inoltre delle controindicazioni che, se non rispettate, possono determinare l'insorgenza di problemi anche gravi; tra queste ricordiamo l'arteriopatia periferica, l'insufficienza cardiaca, gli edemi di natura non vascolare, l'allergia ai materiali.

 

Programma

Venerdì 24 NOVEMBRE 2006

“Il bendaggio elastico compressivo e contenitivo nelle flebo - linfopatie”

 

13.00 – 13.30 - Registrazione partecipanti

 

13.30 – 16.30

Basi teoriche della compressione e contenzione elastica nel linfedema

  • Principi fisici della compressione elastica: dalla legge di Laplace alle pressioni di riposo e di lavoro;
  • Materiali utilizzati nel bendaggio elastico: modalità di costruzione, caratteristiche e classificazione operativa;
  • Dal bendaggio monostrato al multistrato: caratteristiche di un sistema complesso di bendaggio;

 

(15.30 – 16.30)

Dimostrazioni sperimentali degli effetti emodinamici del bendaggio compressivo

 

16.30 – 16.45 - Coffee Break

 

16.45 – 19.45

Il bendaggio compressivo dell'arto inferiore

  • Confezionamento del bendaggio di piede e gamba con bende a differente grado di estensibilità.


Orari del corso

Venerdì 24 NOVEMBRE 2006

“Il bendaggio elastico compressivo e contenitivo nelle flebo - linfopatie”

 

13.00
Registrazione
13.30

Inizio Lavori

16.30
Coffee Break
16.45

Ripresa lavori

19.45
Chiusura lavori

 

 

Programma

Sabato 25 NOVEMBRE 2006

“Il bendaggio elastico compressivo e contenitivo nelle flebo - linfopatie”

 

08.30 – 12.00

Il bendaggio compressivo dell'arto inferiore

  • Confezionamento di un sottobendaggio: protezione cutanea e modellamento dell'arto Confezionamento di pressioni eccentriche positive, negative ed irregolari
  • Tecniche di bendaggio: a spirale semplice, incrociata, telescopico, con gradiente

 

12.00 – 12.15 - Coffee Break

 

12.15 – 13.45

Il bendaggio linfologico dell'arto inferiore

 

(12.15 – 12.45)

Caratteristiche tecniche del bendaggio linfologico

  • Il bendaggio di ginocchio e coscia
  • Bendaggio di fissaggio con bende auto-aderenti o coesive

 

13.45 – 14.45 - Break

 

14.45 – 19.45

Il bendaggio flebologico dell'arto inferiore

 

(14.45 – 15.45)

Il bendaggio fisso: caratteristiche e materiali

  • Tecniche di bendaggio adesivo
  • Tecniche di bendaggio coesivo
  • Tecniche di bendaggio con bende alle paste

 

(19.15 – 19.45)

Abbinamento del bendaggio con le medicazioni delle ulcere venose

 


Orari del corso

Sabato 25 NOVEMBRE 2006

“Il bendaggio elastico compressivo e contenitivo nelle flebo - linfopatie”

 

08.30

Inizio Lavori

12.00 Coffee Break
12.15
Ripresa lavori
13.45

Colazione di lavoro

14.45 Ripresa lavori
19.45
Chiusura lavori

 

 

 

Programma

Domenica 26 NOVEMBRE 2006

“Il bendaggio elastico compressivo e contenitivo nelle flebo - linfopatie”

 

08.30 – 13.30

Il bendaggio linfologico dell'arto superiore

  • Il bendaggio delle dita e della mano
  • Confezionamento di un sottobendaggio: protezione cutanea e modellamento dell'arto Confezionamento di pressioni eccentriche positive e negative
  • Tecniche di bendaggio: a spirale semplice, incrociata, telescopico, con gradiente
  • Bendaggio di fissaggio con bende auto-aderenti o coesive

 

13.30 – 14.00

Conclusioni finali e discussione, elaborazione e consegna dei questionari e delle schede di valutazione

 

 

Quote di partecipazione

Medici Chirurghi € 450 + i.v.a.

Fisioterapisti € 450 + i.v.a.

 

La quota di partecipazione comprende: il materiale congressuale, l'attestato di partecipazione, i coffee-break e la colazione di lavoro.