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Prefazione
Presentazione
Introduzione
Indice
 

Ortodonzia intercettiva

CAPRIOGLIO D. - LEVRINI A. - LANTERI C. - CAPRIOGLIO A.

Pag. 430 - 1.122 - illustrazioni a colori

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Prefazione

L’invito a scrivere la prefazione di un testo di Ortodonzia intercettiva non può non suscitare emozione ed entusiasmo in una persona che, come la sottoscritta, ha dedicato da sempre il proprio interesse clinico, didattico e di ricerca a questo argomento.

Emozione, perché la richiesta mi è stata rivolta, anche a nome dei Collaboratori, dal Prof. Caprioglio cui sono legata da una profonda ed affettuosa amicizia cementata negli anni, appunto, dalla "fede" nella Odontostomatoloqia dell’età evolutiva.

Entusiasmo, perché credo che sia ancora necessario combattere in favore della ortodonzia intercettiva e sono convinta che un libro di qualità possa costituire (sicuramente un’arma concreta ed efficace nel portare avanti questa battaglia.

In effetti anche se ormai da decenni si parla in tutto il mondo, e particolarmente in ambito europeo, di intercettamento, ancora oggi tale atteggiamento terapeutico trova, accanto a tenaci e convinti assertori, altrettanto tenaci e con convinti avversari o quanto meno atteggiamenti di critico scetticismo.

Ritengo che almeno uno dei motivi di questa situazione possa essere individuato nella mancanza fino ad oggi di trattazioni sistematiche, a vasto raggio, della ortodonzia intercettiva, pur nell’ambito di una letteratura abbondante e qualificata ma sempre settoriale e frammentaria.

Fra l’altro la cultura ortodontica su questo argomento è distribuita, suddivisa in parti più o meno uguali, fra due compartimenti, quello della Odontoiatria infantile e quello della Ortoqnatodonzia che, purtroppo, motivi culturali, accademici ed organizzativi in senso lato mantengono ostinatamente separati.

È per questo che vedo nell‘opera di Damaso Caprioglio, Aurelio Levrini, Claudio Lanteri, Alberto Caprioglio e Luca Levrini con i loro Collaboratori un mezzo importante di superamento di questa assurda dicotomia in virtù della sistematicità, organicità e completezza del loro bellissimo testo.

Ho avuto più volte occasione di sottolineare quella che ritengo essere una definizione adeguata dell’intercettamento: "individuazione, valutazione, controllo o neutralizzazione dei fattori di aggravamento della malocclusione iniziale".

Ciò presuppone ovviamente la conoscenza dei fattori di aggravamento, lo studio dei meccanismi, di controllo della crescita del sistema stomatoqnatico, la scelta razionale delle metodoloqie cliniche a livello di diagnosi e di trattamento.

Tutto questo è messo a disposizione, fra l’altro in una cornice tipografica eccellente, da questo libro tanto da poter affermare che, se la definizione prima enunciata è un "programma" questo trattato rappresenterà sicuramente lo strumento, prezioso ed insostituibile, per quanti vorranno metterlo in atto.

Prof. Isabella Tollaro

 

Presentazione

Cara collega, caro collega,

Ancora un ‘Textbook’ di Ortodonzia!? La risposta sarà: sì... però proprio questo!

La collaborazione degli autori di questa opera nell’insegnamento e in clinica traspare attraverso tutti i capitoli e crea un team che ha saputo riunire l’esperienza degli anziani e l’entusiasmo dei giovani, per concretizzarsi in un libro nel quale tutte le frontiere tra la pedodonzia e l’ortodonzia sono abolite. Strutturata secondo i problemi clinici l’eccellente scelta casistica permette al clinico pratico di ritrovare una conferma a ciò che egli esegue nella sua routine quotidiana e al giovane specialista di guadagnare decenni ai esperienza, se si prende il tempo necessario per studiare a fondo i casi presentati. La documentazione clinica è presentata con modalità identiche nel corso dei vari capitoli.

Non commettete l’errore di lanciarvi immediatamente su un capitolo clinico, ma prendetevi il tempo per impregnarvi dello spirito espresso nell’introduzione (pagine 3 e 4) scritta dagli autori stessi.

Rileggendo attentamente questa introduzione gli autori vi preparano mentalmente ad una medicina dentale globale e questo vi permetterà di comprendere più facilmente perché l’analisi funzionale, per esempio, o i parametri psicologici in funzione dell’età, oppure ancora

I dettagli anatomici al momento della ispezione della cavità orale, vi vengono sottolineati continuamente. Una differenziazione didattica tra problemi scheletrici, problemi dentali e influenza funzionale e disfunzionale si ritrova in ognuno dei grandi capitoli. Questo sforzo di chiarificazione, senza semplificazione, ha il merito di mettere a proprio agio il lettore. Quali che siano i grandi argomenti clinici trattati nei vari capitoli, la diagnosi differenziale che valuta le componenti scheletriche, dentali e funzionali attraverso tutte le età da 3 a 15 anni, rimane rigorosamente la stessa. Ma quando vengono presentate soluzioni terapeutiche controverse, una discussione approfondita, basata su una letteratura succinta e recente, permette al lettore di fare una scelta, di pesare il pro e il contro di un primo approccio o di una soluzione alternativa.

Talvolta è l’età del paziente che impone questo o quel piano di trattamento, tal’altra è il contesto familiare, genetico o anche psicologico, che esige una soluzione particolare. Ad ogni modo non si tratta ai un libro che può essere consultato come una raccolta di "ricette di cucina"!

Gli autori ad ogni istante fanno appello alle vostre conoscenze nel campo della crescita cranio-facciale, della prima e della seconda fase della dentatura mista ed alla vostra esperienza clinica allo scopo di provocare una interazione costante tra ciò che avete già acquisito a proposito di casistica clinica personale e l’argomento trattato e illustrato con il sussidio di casi concreti.

Qualche commento sui singoli capitoli si impone: il capitolo 2 presenta una eccellente rassegna teorica dei meccanismi di crescita del complesso naso-mascellare e della mandibola comprendendo contemporaneamente i differenti principi terapeutici che permettono l’utilizzazione del potenziale di crescita facciale per ottenere un armonia scheletrica, dentale e funzionale.

Non stupisce che il capitolo 3, sul ruolo della pedodonzia nell’ortodonzia intercettiva, trovi il suo posto prima dei capitoli a "predominanza ortodontica". Le tecniche di ricostruzione dei molari da latte, dal momento che permettono di assicurare lo spazio necessario alla dentatura permanente, sono fondamentali. Tutti i fattori che conducono ad una carenza di spazio sono passati in rassegna. Le soluzioni tecniche necessarie per la gestione dello spazio nelle zone di appoggio, l’utilizzazione accorta della riserva rappresentata dal Lee-Way Space, i mantenitori di spazio posteriori o anteriori permettono al clinico ortodontista di rivalutare il ruolo fondamentale che la pedodonzia svolge, assicurando la conservazione della dentatura decidua completa fino all’esordio della prima fase della dentatura mista.

Nel capitolo 4, che tratta delle abitudini viziate e della respirazione orale, troverete sia un’eccellente analisi psicologica sia un’elencazione dei numerosi fattori a priori non controllabili dall’ortodontista, ma che possono essere svelati da un’anamnesi approfondita, da un dialogo con i genitori e osservando il comportamento del bambino. Ed ecco che una iconografia molto completa ci propone delle soluzioni quando si tratta d’intervenire per correggere le conseguenze del succhiamento del pollice, della deglutizione infantile o dell’interposizione del labbro inferiore.

La fisiologia dello sviluppo della muscolatura periorale e l’importanza della scelta della alimentazione trovano il loro posto in questo capitolo. L’influenza dei differenti tipi di respirazione o delle anomalie della respirazione sulla morfologia scheletrica e dentale non è stata dimenticata.

Senza voler sminuire l’importanza degli altri capitoli è certamente al capitolo 5 che spetta il ruolo di capitolo chiave di questo libro. Questo capitolo ci confronta con i nostri problemi quotidiani della I Classe: estrazioni di denti permanenti sì o no? Espansione rapida o lenta? Attendere o intervenire? I principi di un approccio logico e globale, di una diagnosi completa che tiene conto sia della morfologia scheletrica e dentale sia dei fattori eziologici e la elaborazione di un piano di trattamento in funzione dell’età del paziente, del suo stadio di sviluppo dentale ci vengono continuamente ricordati, sollecitandoci già in quella fase a valutare i rischi di una recidiva.

Con l’ausilio di numerose tabelle riassuntive, il lettore si sentirà a propria agio davanti alla moltitudine dei problemi clinici presentati e delle loro soluzioni terapeutiche. E inoltre un capitolo che permette di introdurre, più chiaramente il concetto di un trattamento in due fasi di cui la prima, e precisamente il trattamento intercettivo, gioca il ruolo principale. Per la seconda fase, la finitura dell’occlusione, il trattamento in dentatura permanente realizzato mediante apparecchi, multibande, il lettore dovrà rivolgersi ad altre pubblicazioni più specifiche. Per alcuni di voi, sarà forse il capitolo 6 "La terapia intercettiva delle malocclusioni di II Classe ad essere considerato il capitolo chiave. Una classificazione ed una analisi interessanti dei fattori eziologici consentono una buona distinzione nei tre piani dello spazio e presentano i problemi clinici sui piano trasversale, sagittale e verticale.

La logica della scelta terapeutica seguirà lo stesso schema. Inoltre, in funzione dell’età del paziente e della riserva terapeutica costituita dalla crescita ancora disponibile o prevedibile, tutta la gamma terapeutica è illustrata per mezzo di una eccellente casistica. In questo capitolo gli autori riescono, in modo convincente, a farci comprendere l’importanza dei tessuti molli e della loro funzione che è quella che determina la morfologia dei tessuti duri. In questo capitolo gli autori ci ricordano l’importanza della maturità psicologica che permette di valutare la futura collaborazione del paziente e ci propongono soluzioni alternative allo scopo di ridurre la necessità di collaborazione.

Nel capitolo 7, che tratta della III Classe, l’analisi funzionale è di nuovo in primo piano. Se da un lato, tutti sono d’accordo che bisogna agire al più presto e correggere un morso incrociato in dentatura decidua non appena lo si osserva, gli autori hanno il merito di analizzare la III Classe soprattutto sul piano verticale. L’ipo o l’iperdivergenza permette una prognosi ricca di sfumature. Nei casi di retro e micromaxillia con un piano di trattamento che preveda un’espansione forzata associata a trazione ortopedica mediante maschera facciale, abbiamo tutte le possibilità di avere successo. Ma quando di tratta di una macromandibolia congenita e spesso ereditaria, bisogna avere il coraggio di rinunciare a un trattamento intercettivo e di prevedere l’approccio classico combinato tra ortodonzia e chirurgia maxillo-facciale dopo la pubertà. Questo è tanto più vero quando di tratta di una III Classe con morso aperto scheletrico.

In sintesi, un trattamento intercettivo deve essere corto, perché se tutti i fattori favorevoli sono presenti si otterrà un buon risultato in poco tempo. Al contrario, se tutti i fattori scheletrici, ereditari e funzionali dono sfavorevoli bisogna evitare ogni accanimento terapeutico.

I capitoli 8 e 9 sono capitoli integrativi ma che hanno la loro importanza. Il capitolo 8 che affronta i problemi algico-disfunzionali è certamente il più difficile da digerire! E perciò gli autori ci ricordano che il problema esiste in proporzioni impressionanti, perché quando si rilevano cefalee nel 70% dei casi di III Classe o nel 90% dei pazienti che hanno abitudini viziate quale il succhiamento del pollice o che si rosicchiano le unghie, non è consentito ignorare questa componente dell’analisi globale del paziente. L’esame clinico dovrà estendersi fino alla postura somatica, alla muscolatura cervicale in particolare, ma anche all’interazione tra una malocclusione con deviazione in massima intercuspidazione (I./M.) e l’equilibrio posturale rilevato con la mandibola in posizione di riposo.

Il libro si conclude con il capitolo 9. Dopo un ottimo ripasso di anatomia che ci familiarizza con la differenza tra il parodonto del bambino e quello dell’adulto, vengono discusse le situazioni cliniche più frequenti: la perdita o la marcata riduzione della gengiva aderente in occasione delle eruzioni ectopiche degli incisivi inferiori e l’assenza di gengiva aderente in presenza di eruzioni vestibolari dei canini superiori. I fattori pro e contro un intervento chirurgico muco-gengivale sono presentati molto bene e illustrati con il sostegno di una documentazione clinica pertinente, senza perdere mai di vista un approccio molto conservativo: se l’ortodonzia permette di spostare un dente che si trova in posizione ectoptca in una sede meglio centrata sull’arcata alveolare, la chirurgia può essere evitata, mentre invece, se i danni sono tali che qualsiasi movimento rischia di aggravare la situazione parodontale, la chirurgia preliminare si impone. Una selezione succinta degli interventi di chirurgia muco—gengivale (lembi, innesti) permette al lettore di prendere confidenza con l’intera panoramica di mezzi terapeutici integrativi applicabili in situazioni ben definite. Questo capitolo presenta anche una eccellente rassegna delle cure di igiene orale prima dell’applicazione degli apparecchi fissi, durante e dopo il trattamento ortodontico e riflette la preoccupazione degli autori di vedere i problemi clinici del paziente in un’ottica globale e olistica.

Cara Collega, caro Collega, giungendo alla fine di questa presentazione, vorrei farvi condividere pienamente il piacere intenso che ho provato nel leggere quest’opera allo scopo di presentarvela. Ringrazio gli autori dell’onore che mi hanno fatto chiedendomi di scrivere questa presentazione e, nello stesso tempo, gradirei complimentarmi con loro per essere riusciti a realizzare questo libro tanto atteso che, nello spirito che manifesta, rappresenta una connessione tra i cinquanta anni dell’esperienza ortodontica e una visione globale con la quale la professione dovrà affrontare i problemi della medicina dentale pediatrica sulla soglia del terzo millennio. Ringrazio gli autori di mettere a disposizione della professione un opera così sincera, educativa e stimolante.

Prof. Dr. J.P Joho

 

Introduzione

Uno degli aspetti più significativi ed interessanti della ortognatodonzia è certamente rappresentato dalla prevenzione e dalla terapia precoce delle disgnazie e delle malocclusioni.

Per alcuni di noi si sono già compiuti oltre 40 anni di professione clinica dedita interamente alla odontostomatologia infantile. La nostra tendenza è stata, in tutti questi decenni, di avere una visione globale della patologia orale del bambino unendo le conoscenze e gli studi sia della pedodonzia sia della ortognatodonzia; questo ci ha permesso di studiare la crescita, il comportamento psicologico, le abitudini viziate, i problemi ereditari, congeniti od acquisiti.

Gli studi e le ricerche dei grandi maestri che si sono occupati in modo approfondito e con risultati eccellenti di questa disciplina, ci hanno guidato a studiare, e migliorare le nostre conoscenze.

Rimandiamo alla letteratura internazionale e nazionale (1-62) i lettori che vogliono documentarsi su questo grande capitolo introduttivo. Non è però senza

commozione, gratitudine e riconoscenza, che rivolgiamo il pensiero a chi ha saputo tracciare una strada fondamentale in questo campo della ricerca, consentendoci di acquisire delle certezze tali da permetterci di migliorare, via via lungo il nostro cammino scientifico, le nostre capacità e la nostra esperienza clinica, tra questi ci è particolarmente grato ricordare i pionieri dell’ ortognatodonzia italiana, quali Giannì E., Hoffer O., Maj G., Muzi E., e di quella internazionale come Andreasen, Andresen, Balters, Bjòrk, Chateau, Delaire, Enlow, Frànkel, Garliner, Gianelly, Graber, Haupl, Izard, Jarabak, Joho, Mc Namara, Melsen, Meyer, Moyers, Ricketts, Sassoumi, Tweed, Van Der Linden, Wieslander, e della odontoiatria infantile, tra cui Barber, Berard, Finn, Fortier, Loevy, Mc Donald, White.

Nei primi decenni della nostra esperienza eravamo più propensi a pensare che l’ortognatodonzia intercettiva fosse di quasi esclusivo dominio del pedodontista e quindi ben delimitata e circoscritta come campo d’azione ad alcuni particolari settori ed in tal senso è stata volta numerosa parte della nostra ricerca, dei nostri contributi scientifici e delle applicazioni cliniche.

Fin dal primo corso di preventodonzia, tenutosi in Italia da Evelin e Frank Strange, nel gennaio 1975 ed in seguito con l’approfondimento degli studi e dei dati bibliografici sia di scuole italiane che straniere, si è invece potuto ben dimostrare come questo capitolo divenisse sempre più di preminente interesse e dominio della ortodonzia, tanto da farne nascere dei regolari corsi di perfezionamento post-laurea in ortodonzia intercettiva.

Agli inizi degli anni novanta un gruppo di giovani ricercatori, apportando entusiasmo, e nuove energie, si unì al nucleo storico, che lavorava già da tempo, prima a Cagliari ed in seguito a Parma, e permise di abbattere il limite di interventi precoci dall’età della prima dentizione mista a quella della dentizione decidua. In questo modo si è potuto pure affiancare sempre più precocemente la figura dello specialista in ortognatodonzia a quella del pedodontista, creando un sinergismo di grande efficacia con risultati eccellenti.

Si è voluto quindi, in questi ultimi tre anni con un lavoro di équipe ben affiatato, raccogliere il lavoro svolto in questi decenni cercando di dare uniformità

alla nostra filosofia. L’aver potuto lavorare insieme per così tanto tempo ci ha permesso di avere un indirizzo univoco sul piano diagnostico-terapeutico.

Per tale ragione la composizione di ogni singolo capitolo è dovuta alla collaborazione di tutti gli Autori, fatta eccezione per i due finali e per quello pedodontico, permettendo così di ottenere una omogeneità ed una chiarezza di pensiero proprie di una Scuola.

I singoli collaboratori di alcuni capitoli specifici sono stati indicati nel punto del loro intervento.

Rimandiamo alla bibliografia essenziale raccolta alla fine dell’introduzione per tutte le nozioni generali, sulla crescita cranio-facciale, sulla impostazione diagnostico-clinica, sulle varie tecniche cefalometriche e le loro interpretazioni, che sono conoscenze comuni e ben acquisite da ogni specialista in ortognatodonzia, come pure per tutte le principali metodiche terapeuti- che sia con apparecchiature rimovibili che fisse.

Ogni singolo capitolo specifico è invece accompagnato dalla bibliografia pertinente, in ordine di citazione.

La terminologia usata in questo particolare settore è molto varia, dalla terapia ortodontica precoce, alla prevenzione e profilassi ortodontica, alla ortodonzia intercettiva.

È difficile distinguere e dare una classificazione ben precisa ad ognuno di questi termini.

Secondo la nostra Scuola: precoce può significare l’opposto di tardiva.

Profilassi è quella parte della medicina che ha per obiettivo tutte le precauzioni intese a preservare da una malattia.

Prevenzione consiste nel non permettere l’instaurarsi di una malattia. Tutta questa terminologia molte volte è usata in modo non appropriato o addirittura deformato.

Ad esempio non è corretto parlare di prevenzione o profilassi di fronte ad un paziente che presenti già una malocclusione od una disgnazia in giovane età poiché la sintomatologia clinica è già presente. Sarebbe più corretto parlare di terapia precoce.

Pur tuttavia, si può osservare che la terapia precoce di anomalie della occlusione può prevenire disturbi più gravi in età più tardiva.

Parlare di prevenzione e di terapia precoce significa innanzitutto la stretta necessità di conoscere in modo approfondito l’eziopatogenesi delle disgnazie, delle malocclusioni dentali e delle dismorfosi cranio-facciali, e quindi riuscire a valutare anche in un soggetto nei primi 3-5 anni di vita, se esiste una buona armonia tra le varie componenti anatomiche che costituiscono l’architettura cranio-facciale, il loro volume, le loro forme, e così pure le profonde relazioni funzionali che devono esistere fra di esse, in modo da intervenire il più precocemente possibile, se si ravvisa la necessità, per ristabilire un equilibrio od una armonia fra tutte queste componenti, onde raggiungere alla fine un’occlusione armonica. Tuttavia talvolta è possibile che la crescita e la terapia ortodontica precoce non possano migliorare la situazione, e quindi occorre programmare e prevedere una terapia più tardiva.

Il volume e la forma dei denti sono determinati geneticamente, come almeno parzialmente lo è pure il biotipo scheletrico, anche se fattori ambientali e qualità della vita ricoprono un ruolo sempre più primario nello sviluppo del bambino.

Non vi è un metodo che possa prevenire le disgnazie scheletriche, ma noi oggi ben sappiamo come la muscolatura possa avere una forte influenza sullo sviluppo di queste patologie, agendo sulla posizione dei denti o sulle strutture delle ossa basali dei mascellari, e quindi si potrà molte volte agire efficacemente e precocemente su queste componenti neuro-muscolari.

Ma vicino alla componente genetica, occorre ricordare anche tutti i fattori e le cause ambientali che influiscono sulle eziopatogenesi delle malformazioni dento-facciali, su cui si può invece operare con una larga azione preventiva: basti ricordare gli effetti delle abitudini viziate, della deglutizione atipica, dei traumi dento-mascellari, della perdita prematura dei denti, o della loro assenza.

I maggiori incrementi di crescita avvengono durante i primi anni di vita. Nei primi tre anni il bambino raddoppia la sua altezza e a quattro lo scheletro cranio-facciale ha raggiunto il 60% delle sue dimensioni finali. Inoltre, all’età in cui molti ortodontisti iniziano la terapia, (dodici anni) il 90% della crescita facciale è terminata. È evidente il vantaggio di poter trattare i problemi ortopedici-facciali all’età di 7-8 anni. Il beneficio per questi pazienti è grande. Se i pazienti sono inviati all’ortodontista in questo periodo, è ancora possibile influenzare il 30% della crescita residua per migliorare il risultato da un punto di vista sia ortopedico che occlusale.

Terapia precoce od ortodonzia intercettiva significa quindi impedire che la disgnazia od una malocclusione possano progredire o divenire più gravi.

Ortodonzia intercettiva rappresenta quindi quella filosofia clinica che ha come obiettivo di ridurre od annullare l’amplificazione delle deformazioni dento-mascellari o delle malocclusioni. Una delle caratteristiche principali è poi quella della durata ditale terapia che può variare, ma comunque è sempre breve e ben delimitata nel tempo, quindi anche con dei costi molto contenuti, di grande efficacia e che ci permette di poter ottenere, in questa fase terapeutica, una maggiore collaborazione dei piccoli pazienti e con i genitori.

La definizione dei confini e delle pertinenze dell’ortodonzia intercettiva non è un problema di carattere astratto, ma un fatto concreto che presenta importanti implicazioni cliniche durante la pratica ortodontica quotidiana.

Naturalmente proprio alla luce di quanto si è sostenuto prima, la selezione dei casi deve essere demandata esclusivamente ad uno specialista in ortognatodonzia che abbia una grande esperienza clinica, onde evitare di incorrere in una terapia non idonea per i piccoli pazienti.

La terapia ortodontica intercettiva fa parte di un piano di trattamento ortodontico globale. L’obbiettivo del trattamento non è sempre raggiungere una risoluzione completa del caso. E sufficiente, a volte, conseguire un risultato parziale ma che sia in grado di stabilire i presupposti più favorevoli affinché si possa esprimere la crescita normale.

Noi siamo certi che nel prossimo decennio l’evoluzione della ortodonzia intercettiva conoscerà un ampio e notevole sviluppo, e che un numero sempre maggiore di piccoli pazienti potrà beneficiare di essa, grazie anche alle continue e più ampie conoscenze che si potranno avere sulle modalità e previsioni di crescita, sulle possibilità di migliorarle ma anche per gli aspetti multidisciplinari ed interdisciplinari che sempre più si stanno instaurando in questo specifico settore odonto-pediatrico.

Gli Autori

 

Indice

1 INTRODUZIONE

Bibliografia essenziale


2 APPLICAZIONI CLINICHE DEI PRINCIPI DI CRESCITA CRANIO-FACCIALE IN ORTODONZIA INTERCETTIVA
(collaborazione di c. Capobianco)

PREMESSE

CONCETTI GENERALI

SVILUPPO E CRESCITA DI: VOLTA, BASE, MASCELLARE E MANDIBOLA

FATTORI DI CONTROLLO DELLA MORFOGENESI DEL CRANIO INTERPRETAZIONI TEORICHE

ORTODONZIA INTERCETTIVA, STRATEGIE TERAPEUTICHE E CRESCITA CRANIO-FACCIALE

TERAPIA MIOFUNZIONALE OROFACCIALE ED ORTODONZIA INTERCETTIVA

CONCLUSIONI E CASI CLINICI

Bibliografia


3 IL RUOLO DELLA PEDODONZIA IN ORTODONZIA INTERCETTIVA
(C. Caprioglio)

INTRODUZIONE

PREVENZIONE

TERAPIA CONSERVATIVA

IL MANTENIMENTO E LA GESTIONE DELLO SPAZIO: PROBLEMATICHE ORTOGNATODONTICHE

PREVENZIONE E TERAPIA DEI TRAUMI DENTARI

PATOLOGIA SPECIALE (agenesie e sovrannumerari) E PREVENZIONE DELLA MALATTIA PARODONTALE

Bibliografia


4 ABITUDINI VIZIATE E RESPIRAZIONE ORALE

ABITUDINI VIZIATE

ANOMALIE DELLA RESPIRAZIONE

Bibliografia


5 TERAPIA INTERCETTIVA DELLE MALOCCLUSIONI DI I CLASSE

INTRODUZIONE

CLASSIFICAZIONE

AFFOLLAMENTO DEI SETTORI INCISIVI IN DENTATURA MISTA

DIASTEMI ANTERIORI E VESTIBOLO-VERSIONE DEGLI INCISIVI

MORSO INCROCIATO ANTERIORE

MORSO INCROCIATO POSTERIORE (collaborazione di R. Olivi e M. Gandolfìni)

AFFOLLAMENTI DELLE ZONE MEDIANE DELL’ARCATE

SPAZIATURE DELLE ARCATE DA AGENESTE (M. Gandolfini)

MODIFICAZIONE DELLA DIMENSiONE VERTICALE

Bibliografia


6 TERAPIA INTERCETTIVA DELLE MALOCCLUSIONI DI II CLASSE

PREMESSE

CRESCITA E SVILUPPO: CONCETTI SPECIFICI

INDICAZIONI PROGNOSTICHE

TERAPIA ORTODONTICA INTERCETTIVA NELLE II CLASSI FUNZIONALI

TERAPIA ORTODONTICA INTERCETTIVA NELLE TI CLASSI SCHELETRICHE

TERAPIA ORTODONTICA INTERCETTIVA NELLE II CLASSI 2 DIVISIONE

Bibliografia


7 TERAPIA INTERCETTIVA DELLE MALOCCLUSIONI DI III CLASSE
(collaborazione di M. Fedi)

PREMESSE

REPERTI DIAGNOSTICI ED INDICAZIONI PROGNOSTICHE

TERAPIA INTERCETTIVA DELLE III CLASSI

Bibliografia


8 TERAPIA E PREVENZIONE DEI DISORDINI CRANIO-CERVICO-MANDIBOLARI IN ODONTOIATRIA PEDIATRICA
(M.Rosa - M. Cozzani)

INTRODUZIONE

EPIDEMIOLOGIA DEI DCM IN ETA PEDIATRICA

OCCLUSIONE DENTALE E SVILUPPO E CRESCITA DELLE ATM

DIAGNOSI

TERAPIA

Bibliografia


9 PREVENZIONE ED INTERCETTAMENTO PRECOCE DEI PROBLEMI PARODONTALI IN ORTODONZIA INTERCETTIVA
(G. Maino e P. Mura)

INTRODUZIONE

EPIDEMIOLOGIA DELLA MALATTIA PARODONTALE

ANATOMIA DEL PARODONTO

ELIMINARE LE CAUSE

PREVENIRE I DANNI IATROGENI 387

INTERCETTARE I FATTORI AGGRAVANTI

INTERCETTAMENTO E TERAPIA DEL CANINO SUPERIORE INCLUSO

IL FRENULO LABIALE SUPERIORE

LO SVILUPPO DEI PROBLEMI MUCOGENGIVALI

GENGIVA ADERENTE E SALUTE PARODONTALE

IL PAZIENTE PEDIATRICO NON ORTODONTICO

IL PAZIENTE PEDIATRICO ORTODONTICO

INNESTO MUCOGENGIVALE LIBERO

Bibliografia